Amelia Peabody e il maestro del crimine by Elizabeth Peters

Amelia Peabody e il maestro del crimine by Elizabeth Peters

autore:Elizabeth Peters [Peters, Elizabeth]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2011-12-15T07:51:40+00:00


9

Quella notte, non dormimmo affatto. La mia piccola conferenza aveva avuto su Emerson sin troppo effetto, a mio completo vantaggio.

Quando finalmente si addormentò, il suo sonno fu insolitamente irrequieto. Sobbalzava al minimo rumore, e spesso si alzò da letto per restare ac-quattato davanti all’ingresso della tenda con un pesante bastone.

Ma erano solo falsi allarmi, le grida degli sciacalli o i movimenti furtivi degli animali notturni che uscivano dalle tane in cerca di refrigerio. Io non ero allarmata, perché conoscevo da tempo le voci del deserto, ma il mio sonno fu turbato dagli incubi, che mi lasciarono al risveglio un vago senso d’inquietudine.

Emerson, invece, era in piena forma. Quando si stiracchiò davanti alla tenda, la sua sagoma robusta e virile si stagliò, splendida come al solito, davanti ai primi raggi del sole. Avevamo portato un fornello a spirito e delle provviste, e ci preparammo una sobria colazione. Mentre aspettavamo gli sterratori, Emerson disse: «Stanotte eri piuttosto irrequieta.»

«Lo saresti stato anche tu, se qualcuno ti avesse svegliato in continuazione con i suoi andirivieni.»

«Parlavi nel sonno.»

«Sciocchezze, non lo faccio mai, è un segno di instabilità mentale. E che cosa dicevo?»

«Non ci ho capito una parola, Amelia.»

L’arrivo dei nostri uomini interruppe la discussione e non ci pensai più.

Naturalmente, con loro c’erano anche Donald e Ramses. Il giovanotto mi assicurò che non avevano avuto problemi durante la notte, a parte la solita scappatella di Ramses, che aveva dovuto placcare in tempo prima che si calasse dal tetto. In effetti, i due si guardavano in cagnesco, segno che la pace non era ancora stata firmata.

«Non potevo uscire dal cancello, perché Hassan era di guardia» ci disse il nostro rampollo, come se fosse una scusa valida.

«Ti ho proibito di uscire di notte» lo redarguii sospirando.

«Ma se la casa fosse assalita dai predoni, o prendesse fuoco, o…»

«Ovviamente, in questi casi saresti giustificato» disse Radcliffe.

Io lasciai perdere, sapendo che mio figlio era capacissimo di dar fuoco alla casa, pur di trovare una scappatoia legale per fare ciò che voleva.

«Dov’è Enid?» chiesi invece. Poi mi accorsi che era a una certa distanza dal gruppo, con la schiena girata verso di noi.

«Voleva stare a casa, ma l’ho convinta ad accompagnarci» spiegò Fraser.

«Giusto, non bisogna lasciarla da sola.»

«Inoltre, ho bisogno di tutte le braccia disponibili» aggiunse Radcliffe.

«Oggi voglio lavorare senza interruzioni, e lo farò anche nel caso che questo deserto fosse stato scelto come teatro per il Giudizio universale. Se uno di voi viene colpito da una malattia mortale, mi faccia il piacere di andare a spegnersi da un’altra parte.»

Poi se ne andò con Ramses e Fraser, chiamando Abdullah a gran voce.

«Oggi ha la luna di traverso» spiegai a Enid, che si era avvicinata. «Dovremo assecondarlo, mia cara. Ma credo che ti divertirai a esplorare la piramide con me.»

La ragazza non ne fu affatto entusiasta. «Ma Ramses ha detto…»

«Non vorrai fidarti della parola di un bambino? Ramses può aver trascurato molti indizi importanti sulla piramide.»

Gli uomini stavano già liberando l’ingresso dai detriti. Da un attento esame del soffitto del corridoio capii che non c’erano pericoli di altri crolli, eccetto che nel punto adiacente a quello già franato.



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